Pubblicato da: circolovivian | ottobre 15, 2008

Pluralismo e democrazia nel PD, non correnti

Pluralismo, ricchezza del partito

La libera circolazione e il confronto delle idee, l’aggregazione in gruppi di soggetti accomunati da particolari sensibilità su temi o questioni al fine di arricchire con il loro contributo tutto il partito, costituisce una delle condizioni irrinunciabili della vita democratica del PD. Solo da un’ampia varietà di sensibilità e di interessi che rispecchi la complessità del sociale si può trarre una sintesi politica non astratta, non frammentaria, che definisca una linea generale unitaria, operativamente incisiva.
Questa linea, la chiarezza degli obiettivi che persegue, la possibilità di tutti, militanti e cittadini, di comprenderne le finalità, di verificarne in ogni momento le modalità e lo stato di attuazione, sono le condizioni indispensabili per il rafforzamento della sua anima identitaria, per l’estensione del consenso sociale intorno alle sue proposte, per lo sviluppo delle sue capacità di trasformazione.

Se però gruppi aggregati all’interno del partito manifestano contrasti permanenti con altri gruppi o con la linea del partito, se si strutturano organizzativamente, hanno un loro programma politico generale, e i contrasti di linea non vemgono mai sottoposti alla decisione, si crea una pluralità di centri politici interni e la mediazione diplomatica tra essi sostituisce o riduce lo spazio della democrazia.
Nasce allora il sistema “correntizio”, fatalmente oligarchico. Il principio di democrazia impone infatti di esplicitare le posizioni potenzialmente alternative e di decidere, nel rispetto di regole chiare e condivise, in base al principio di maggioranza e minoranza. Col sistema delle correnti il pluralismo è tradito, si rende più difficile il confronto fluido delle idee e delle posizioni, il rapporto trasparente tra base e vertice, tra partito e cittadini.

Le correnti privatizzano il partito, riducendolo da soggetto a mero teatro e contenitore, ne appesantiscono l’azione, rendendone sfocato il profilo, fanno prevalere la pratica della mediazione privata (oligarchica) su quella pubblica (democratica) della decisione, favoriscono la creazione di feudi e potentati, diffondono ed impongono tra i militanti il conformismo, lo spirito di fazione, la gregarietà.
Storicamente le correnti hanno avuto un ruolo importante nei partiti-regime (che, essendo “partiti tutto”, non erano divenuti in realtà conglomerati di poteri politicamente articolati). Proprio perché questa era la realtà della politica in Italia si è infine aperta la crisi della rappresentanza democratica, proprio per superare questo sistema vischioso e asfittico è nato il Partito Democratico.

Le correnti esprimono o diversità o differenze politiche: nel primo caso non c’è bisogno di istituzionalizzare le diversità, potendo arrivare alla sintesi; nel secondo caso il principio democratico impone che le differenze vengano esplicitate e sottoposte alla decisione che, di volta in volta, crea legittime maggioranze e minoranze.

Non si faccia dunque l’errore di confondere nemmeno le liste delle “primarie” con le correnti, visto che i loro risultati riguardavano un solo momento della vita politica del partito: quello dell’elezione delle assemblee costituenti, del coordinatore nazionale (e candidato premier). I loro risultati, con le percentuali di voto ottenute dai candidati coordinatori e dai rappresentanti nei territori, non possono essere usati oltre lo scopo per i quali sono stati ottenuti. Non ci sono “pacchetti” di voti da gestire, vista anche la situazione attuale del partito.

Infine, l’esistenza delle correnti rende difficile, se non impossibile, lo sviluppo di un profilo autenticamente democratico del partito. Oltre a aumentare le difficoltà nello svolgimento delle funzioni che si ritengono essenziali per la sua vita, quali: il dibattito aperto e pluralista al suo interno, la relazione trasparente tra dirigenti e militanti, base e vertici, il radicamento nella società e nel territorio, l’accoglimento e la sintesi degli interessi della società in funzione dell’interesse generale, e infine, l’informazione e l’orientamento nei confronti dei cittadini.

Le correnti minacciano la vita del partito, contraddicono alla missione del PD.
per questo invitiamo alla discussione e alla condivisione su questi temi cruciali tutti i democratici.

Il Circolo del Partito Democratico “Alfredo Vivian, partigiano”
di Dorsoduro, S.Polo, S.Croce – VENEZIA


Risposte

  1. [...] ritrovarci di nuovo divisi è sempre dietro l’angolo, come un male di stagione. Chi ne parla? Che domande, noi! Il mio circolo, quello del partigiano Alfredo Vivian. Posted in Uncategorized [...]

  2. Credo che sarebbe necessario rilanciare questo documento, che rimane sempre attuale.
    Un caro saluto
    Marta D.


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